SOSTENIBILIT#

MAURIZIO DI FEO ARTE

SOSTENIBILIT# 2021 | Video 02:42 | 1920×1080 | 31,96 MB

“SOSTENIBILIT#” è un’opera sonora incentrata su una parola univoca che possa essere recepita da tutti i popoli. La parola sostenibilità è ripetuta in 57 lingue ufficiali, invitando l’ascoltatore a una personale visualizzazione della tematica, senza necessitare di direttive e di ulteriori sovrapproduzioni di manufatti artistici.

Caratteristiche tecniche: Titolo: SOSTENIBILIT#

Anno: 2021

Elementi:  Fotografia stampata su carta eco blue Back 130 gr | cm 50×70 – Cornice in rovere FSC (Forest Stewardship Council) con vetro

Sonoro in cuffie mp3 integrato Misure totali opera: 120×50 cm c.ca


VENDO IL NULLA. Il marketplace come forma d’arte contemporanea

MAURIZIO DI FEO

COMUNICATO STAMPA

Azione su ebay dal 12.04.2021 fino ad esaurimento ricevute

Opera e progetto di: Maurizio Di Feo

In collaborazione con: ART IN Gallery | Milano

“Vendo il nulla” è un’azione d’arte digitale incentrata sulla rappresentazione del nulla e sull’annullamento iconico dell’oggetto, privandolo della propria funzionalità.

La performance digitale attraverso una costruzione logica, materializza artisticamente il nulla e lo smarrimento esistenziale.

La piattaforma elettronica viene impiegata come supporto dell’opera stessa e non come vetrina espositiva. La rete internet è utilizzata come mezzo di creazione artistica e non come canale per la diffusione di oggetti estetici.

L’intera azione mira ad attivare un’operazione culturale e sociologica.

Maurizio Di Feo usando il marketplace come supporto espressivo, propone un catalogo di settanta articoli dove il nulla è tangibile attraverso la mancanza di qualcosa, piuttosto che di tutto.

Il pubblico pur aggiudicandosi le aste online, dal valore simbolico, non riceverà nulla di materiale. La ricevuta elettronica varrà come documento di attiva partecipazione alla performance digitale e comproverà l’acquisto di un bene immateriale ancora più raro, la consapevolezza al consumo.

 

LINK DI ACCESSO https://www.ebay.it/usr/vendoilnulla


La lista su eBay
“Vendo il nulla” così Di Feo sonda il post-dada

di Roberto Lacarbonara

da La Repubblica, 21 aprile 2021

Quello che manca nei floridi mercati digitali è il rumore caotico del mercanteggiare. Trattare sui prezzi, fiutare l’affare, convincere all’acquisto, convincersi, desistere. Niente di tutto ciò nel marketplace di rete, solo un prezzo imposto oppure un’asta con le offerte al rialzo, magari affidate a software “sniper” (letteralmente “cecchini”) capaci di sostituirsi all’offerente automatizzando le proposte d’acquisto. Maurizio Di Feo (1977), artista pugliese di stanza a Milano, approda in questi giorni nella piazza del mercato di eBay con un’operazione post-dada, “Vendo il nulla”: una vetrina di oggetti afunzionali, esche e simulacri di un impulso all’acquisto prontamente inibito dal messaggio in descrizione. “Aggiudicandoti questa asta non riceverai nulla. La ricevuta elettronica varrà come documento di attiva partecipazione alla performance digitale”. Scorre la lista degli “oggetti-senza” di Di Feo, artista che, al contrario, dall’oggetto assemblato, manipolato e riattualizzato, ha tratto negli anni fortuna espositiva e riconoscimento. Questa volta i suoi “Senza-coda”, “Senza-denti”, “Senza-manico” — eco fossile di tanti “Untitled” — appaiono come enigmatici mutanti, dispositivi celibi per icone a buon mercato: “un catalogo di articoli dove il nulla è tangibile attraverso la mancanza di qualcosa”. L’artista ragiona sulle tante, troppe carenze che ogni condizione digitale contrae nell’esperienza reale, senza tuttavia demonizzare i mezzi, bensì monetizzando la qualità effimera dei linguaggi per social e l’aspetto immateriale della nostra relazione con le cose. Ma sul fondo dell’operazione è inevitabile non scorgere anche un ulteriore riferimento al sistema dell’arte contemporanea. Un’ironia sottile rivolta alla vacuità dell’arte digitale e al rinnovato mercato della cryptoarte. Nell’epoca esaltante delle grandi aste internazionali rivolte ai contenuti virtuali, Di Feo rimette in
campo un fare manuale e artigianale, pur rivendicando cinicamente un ruolo sulla scena di quel nulla in forma di immagini che ci rende ogni giorno più partecipi di una inconsapevole performance collettiva.


L’arte, il nulla e altre malinconie

Maurizio Di Feo, in collaborazione con Art in Gallery | Milano, ha creato una serie di oggetti che non significano nulla e che sono privati della loro funzione. Un’asta collettiva dove si vende il nulla.

di Dario Orphèe La Mendola

da Segno Online

Può non sembrare così, ma sto giorno, settimane, mesi o, se sono parecchio sfortunato, anche anni dietro a un concetto, a un’idea, un’intuizione ecc. Prima di capirci qualcosa, chiedo agli amici più cari (e mi dispiace per loro) ciò che ne pensano di x e di y, li imploro affinché mi spieghino perché questo, perché quello. Poi leggo tanto sull’argomento, dissipando i pochi averi. Poi ancora effettuo dei controlli incrociati tra il giudizio del popolo e le fonti, tra l’ipse dixit e gli accaldati dialoghi intrattenuti nei pressi del mio bar preferito. Alla fine, con un punto di mosche in mano, me ne esco con una risata e tutto se ne va semplicemente a decomporsi. Accade sempre così. 

Rido non perché adori la retorica, non perché voglia sentirmi superiore, e nemmeno perché ridere è l’unico atto intelligente dentro la sfera di un’umanità scadente. Non mi permetterei mai! Rido perché ridendo recupero il tempo perduto e la fatica accumulata. O almeno mi pare di recuperare tempo e fatica. In realtà tempo e fatica s’amano: ciò che recupero è il silente vento di solitudine che gli soffia intorno. 

Parlando d’attualità, per esempio, due temi in questi giorni occupano i miei pensieri caratterizzando negativamente l’esistenza (che comunque è negativa da sé). Il primo è perché, in una repubblica democratica come l’Italia, la cui sovranità appartiene al popolo dal 2 giugno del 1946, in ogni talk show di ogni fascia oraria si parli di monarchia con commozione, ammirazione e in modo massivo, nonostante questa forma di governo sia stata abolita da un referendum. Il secondo, invece, è perché la gente deve invadere le preziose pagine dei social dissertando acrobatici ragionamenti su una fotografia di una casa di moda, malgrado sappiamo che questo settore industriale è tra i più inquinanti al mondo, tesi addirittura dimostrata da dati scientifici pubblicati da autorevoli enti di ricerca. 

Se inoltre ricordo a me stesso che tra gli scaffali delle librerie esistono ancora autori come Foucault, Guattari, Žižek, Descola ecc. — a meno che non li abbiano sequestrati —, e che il 90% della popolazione è in grado di leggere e informarsi per bene sulle cose, e che tra l’altro i due suddetti temi esposi nel capoverso precedente avvengono durante la pandemia, mi chiedo per quale motivo la gente aneli all’obnubilamento e quasi svengo. Ecco, il nulla, perché? 

Noto che il nulla si fa sempre più sublime, incomprensibile, invadente. Un buco nero dal quale non è possibile fuggire. Una profonda pozza che assorbe tutta la meravigliosa diversità alla quale la vita, dopo tanti sforzi, dopo tanto sudore e catastrofi, era approdata. Ovviamente mi affliggo, ma a metà: so che il cervello umano contemporaneo, più in là del gelato con schegge di vetro che sta leccando, non potrà aspirare; so che (liberamente ispirandomi a Daniele Luttazzi) la scarsità intellettuale nella quale ci troviamo è più che sufficiente per l’italiano comune. E dunque perché non dare dignità a tale nulla vendendolo? 

Maurizio Di Feo, dal cui sito internet leggo che vive e opera a Milano, dallo scorso anno propone un’ontologia concreta dello spirito culturale nel quale siamo piombati, con un’operazione perfettamente coerente ai tempi e, col senno di poi, direi “profetica” vista l’avanzata dei demoniaci NFT, da settimane sulla bocca di tutti (per le ragioni di cui sopra, è chiaro!). 

Sul sito commerciale eBay l’artista, alla pagina “Vendo il nulla”, offre a cifre abbordabili una settantina di articoli preceduti dalla preposizione «Senza»: uno scopino senza manico, un orologio senza ore, una tastiera senza lettere, un monopattino senza manubrio ecc. 

Riporto quanto lo stesso artista annota, spiegando i principi del suo progetto: «”Vendo il nulla” è un’azione d’arte digitale incentrata sulla rappresentazione del nulla e sull’annullamento iconico dell’oggetto, privandolo della propria funzionalità. La performance digitale attraverso una costruzione logica, materializza artisticamente il nulla e lo smarrimento esistenziale. La piattaforma elettronica viene impiegata come supporto dell’opera stessa e non come vetrina espositiva. La rete internet è utilizzata come mezzo di creazione artistica e non come canale per la diffusione di oggetti estetici. L’intera azione mira ad attivare un’operazione culturale e sociologica. Maurizio Di Feo usando il marketplace come supporto espressivo, propone un catalogo di arte immateriale, di articoli dove il nulla è tangibile attraverso la mancanza di qualcosa, piuttosto che di tutto. Il pubblico pur aggiudicandosi le aste online, dal valore simbolico, non riceverà nulla di materiale. La ricevuta elettronica varrà come documento di attiva partecipazione alla performance digitale e comproverà l’acquisto di un bene immateriale ancora più raro, la consapevolezza al consumo».

Certo, non nascondo che di scopini senza manici ne avrei acquistati una ventina, per regalarli a chicchessia a mo’ di dispetto (la battuta è sottile, e tuttavia volgare; perciò vi chiedo anticipatamente scusa, se doveste un giorno figurare nella vostra mente priva di peccati la sporca immagine che sto adesso pensando). Ma, nel mondo del nulla in cui vivo, una ricevuta elettronica rilasciata dall’artista va più che bene. Il simbolo è tutto e il tutto è nel simbolo, diceva qualcuno. Se inoltre mancano i significati, allora il consumo è davvero l’unico paradigma. Altrimenti perché secondo te, tra qualche anno, permetteranno a un influencer di guidare un governo? Oh, forse questo segreto dovevo risparmiarmelo!


“Vendo il nulla” – Il Marketplace come forma d’arte contemporanea.

Intervista a Maurizio Di Feo

Redazione Baloon Project

Ciao Maurizio, perché e quando hai deciso di mettere in vendita il nulla?

È stata una necessità quella di decifrare il nulla in un’operazione di acquisizione, ritraendo virtualmente l’attuale società.

Oggi tutti vogliono vendere qualcosa e per la maggior parte delle volte trattasi di esubero.

Giornalmente si vende e si acquista il nulla ma in pochi ne sono consapevoli.

Tu stesso definisci il nulla lo smarrimento esistenziale dell’oggetto estetico e una riflessione sulla consapevolezza al consumo. Perché hai voluto creare un’asta e non hai semplicemente messo in vendita gli oggetti?  

Nel momento in cui avessi inserito un prezzo ad oggetti irreali avrei mercificato gli ennesimi prodotti, andando contro il presupposto dell’intera azione.

Ho completamente annullato il valore delle opere ed il principio di vendita.

È un intervento indirizzato ad un’esperienza sociale, dove il valore stesso dell’opera non è correlato ad un valore economico ma ad un valore esistenziale.

La base d’asta è minima perché è l’osservatore che stabilisce quanto offrire. L’offerta la facciamo per noi stessi. L’asta ci mette innanzi alla nostra coscienza.

Quali sono i limiti e i problemi del sistema delle aste online?

I limiti delle aste indipendenti sono stati dettati, per molto tempo, dalla sudditanza di settore.

Oggi sono molti gli artisti che vendono le opere in autonomia, rendendo il mercato ed il collezionismo, indipendenti e democratici, il che comincia a recare notevoli disagi per la “catena alimentare” del sistema dell’arte.

Prestigiose case d’aste stanno orientandosi verso le aste on line avendo l’esigenza di abbattere i costi logistici. Stesso dicasi per i musei che in questo momento hanno la sola necessità di vendere per far quadrare i conti. Controtendenza non casuale, il fenomeno del mercato NTF.   

Da un approssimativo quadro generale ben si deduce che le aste sono il futuro dell’arte.

Nel precedente progetto pugliese “Prossimamente Arte” il tuo tono è speranzoso, ti auguri che tutta l’arte possa riaprire presto le porte al pubblico. In quel caso hai “diffuso” il tuo progetto su 50 espositori su strada, attraverso la formula del manifesto che richiama un po’ la “vecchia” scuola. Hai smosso gli animi sulla soggettiva priorità dell’arte, come sei arrivato da “Prossimamente Arte” a vendere oggi il Nulla su eBay?

L’arte riaprirà le porte al pubblico e dovrà farlo con un atteggiamento propositivo e differente da quello assunto finora.

“Prossimamente arte” è stata dal principio promotrice di una reazione artistica. Assieme a Pierluca Cetera e Jasmine Pignatelli, co-curatori, abbiamo abbattuto virtualmente le distanze governative imposteci ed ispirato molte altre manifestazioni artistiche simili.

Glia artisti, scelti dal panorama artistico contemporaneo, hanno alimentato una reazione per la collettività rinunciando all’individualismo.

Il successo di questa mostra diffusa risiede nell’intero processo e non solo nella bellezza intrinseca dei singoli manifesti.

Personalmente sono interessato più a cosa generi qualcosa piuttosto che a cosa lo abbia generato.

Sono attratto dalla visione d’insieme più che dalla singolarità.

L’artista deve assumere un ruolo di coordinatore, interagendo e comunicando con lo spettatore. Il pubblico odierno è esigente. Non si accontenta di osservare passivamente ma vuole esserne partecipe.

È disinteressato dalle soporifere recensioni artistiche che gli sono state propinate per anni.

“Vendo il nulla”, a seguito di tali esigenze, è stata concretizzata sulla piattaforma elettronica, impiegandola come mezzo di creazione artistica e di supporto dell’opera stessa e non come vetrina espositiva.

“Vendo il nulla” è un’operazione rivolta al pubblico. È un monumento elettronico, un happening virtuale, una performance dove il pubblico, acquirenti e non, con la sua presenza digitale alimenta l’opera stessa.

È un’esperienza collettiva. Chiunque può prenderne parte diventando componente umana e concettuale.

In “Combinazioni Arte Urbana” evidenzi come i rifiuti e le modalità di scarto cambiano e si differenziano da uomo a uomo e, in un certo qual senso, lo identificano e caratterizzano.
Se lo studio del rifiuto può accendere una riflessione artistica, ma soprattutto culturale e antropologica, dove vogliono colpire gli oggetti in vendita senza -apparente- utilità?
 

Il disordine è la risultante delle problematiche odierne.

“Combinazioni Arte Urbana” è un’archiviazione a favore di un ordine necessario per comprendere i reali bisogni sociali.

“Vendo il nulla”, invece, materializza artisticamente il nulla, lo smarrimento esistenziale, il desiderio che alimenta il famelico consumismo che innesca un continuo flusso di insoddisfazione e di confusione.

Dovremmo smetterla di produrre ulteriore roba per accumulatori seriali. Il feticcio è la componete che ci lega al passato. Non ne abbiamo più bisogno.

Preferisco produrre l’inafferrabile e per questo la scelta di non vendere oggetti ma solo il concetto e la loro componente di acquisizione, la ricevuta elettronica.

Sembra che tutti i tuoi lavori si contaminano e si mescolano tra loro, è una volontà cosciente?

Certamente. Mi focalizzo maggiormente sull’analisi delle cose e credo sia opportuno mantenere una lettura tecnica senza compiacersi nel virtuosismo e nella lettura consueta.

Il processo creativo segue un ordine, pertanto l’evoluzione del linguaggio e del pensiero, fluiscono di pari passo coerentemente. Senza continuità non c’è armonia.  Ogni opera è frammento del successivo lavoro e spunto di riflessione sul divenire. Ogni azione osserva la precedente e la precedente è proiettata verso la successiva. Una sorta di produzione dinamica e perpetua che muta forma con lo scorrere del tempo.

Quale pensi sia il ruolo e la posizione che occupa oggi l’arte contemporanea?

L’arte contemporanea ha senso per gli esperti del settore. Per la maggior parte degli individui pare sia una componente esistenziale priva di valore. L’arte contemporanea va insegnata e contemplata ma necessita di tempo per essere compresa e in una società fondata sul consumo non c’è tempo da dedicare all’intelletto. È un settore globalizzato che necessita di personalità propositive che gestiscano spazi capaci di dialogare anche attraverso il mondo virtuale. I giovani e futuri collezionisti, esigono di essere coinvolti anche attraverso i nuovi linguaggi ed essere informati tramite riviste online indipendenti e libere dal conformismo dilagante. È intollerabile proporre l’arte visiva come se fossimo ancora nello scorso decennio. Chi si ostina a rimanere indietro, rischia di essere tagliato fuori. I galleristi devono, per impegno culturale, sostenere ed osare nei progetti sperimentali e a tal proposito evidenzio l’ardire ed il supporto di Art In Gallery Milano in una fase delicata per le gallerie, le fiere e tutti i contenitori culturali. La pandemia ha accelerato il processo ma era inevitabile.

La nostra è un’epoca di cambiamento radicale e dobbiamo essere felici di essere presenti.

Stiamo vivendo il futuro.

Cosa ti auguri per il futuro?

Morire il più tardi possibile.


PROSSIMAMENTE ARTE

l’Arte sostiene il Cinema, il Cinema sostiene l’Arte. 

“Mostra diffusa”  nei luoghi della settima arte pugliese.

Dal 30 gennaio 2021 fino alla riapertura delle sale cinematografiche. A cura di: Pierluca Cetera, Maurizio Di Feo, Jasmine Pignatelli

Di Feo Maurizio

 

Maurizio Di Feo | Latte Vaccino + | 2022 | Manifesto stampato su carta blue Back 130 gr | cm 100×139

“Prossimamente” è una mostra diffusa che attraversa la Puglia nei luoghi della settima arte. 26 artisti espongono attraverso la formula del “manifesto” all’interno dei 50 espositori su strada che le sale cinematografiche (chiuse per i decreti a tutela della salute pubblica), mettono a disposizione di ciascun artista. 26 artisti si misurano con quello che per eccellenza è tra i più importanti mezzi di comunicazione: il manifesto (140×100 cm), storicamente utilizzato per informare e comunicare messaggi, sogni, desideri.

La mostra è un esperimento espositivo che mette in scena le forme resilienti dell’arte in un invito aperto ai passanti a vivere l’arte come esperienza collettiva. “Prossimamente”, termine usato nel gergo cinematografico, allude alla speranza di un futuro migliore, che permetta a noi tutti di rituffarci nel magico mondo del cinema e delle Arti tutte. Nutrimento del nostro progresso e dell’elevazione umana e morale le Arti appaiono oggi, nel pieno di una planetaria emergenza sanitaria, come le grandi dimenticate o peggio, rimosse dalle priorità e dalle necessità degli individui. La pandemia e relativi dpcm hanno svuotato i luoghi dell’arte, dai teatri ai cinema, dalle sale da concerto ai musei. Nonostante le limitazioni, gli artisti e gli operatori culturali hanno manifestato innovative e creative forme di resilienza e mai si sono abbandonati alla resa.

Le sale cinematografiche sperimentano con questo progetto la volontà di aprire i propri spazi all’arte contemporanea, per continuare a intrattenere il pubblico, per continuare a offrire un momento di svago, ma anche per sugellare un inedito scambio culturale nelle inusuali location fuori dal sistema delle gallerie e deimusei. In attesa delle riaperture delle sale cinematografiche, riaccendere simbolicamente le luci degli espositori e in essi mescolare opere e forme d’arte è il nuovo rito artistico e collettivo per custodire e proteggere l’identità culturale e i luoghi del pensiero. Anche nella loro assenza, i luoghi della cultura, non sono mai stati così presenti. Si immagina un giorno in cui ogni forma d’arte tornerà più viva che mai. 

Opere di:  Elena Bellantoni | Valerio Berruti | Silvia Celeste Calcagno | Pierluca Cetera | Michele Chiossi | Maurizio Di Feo | Elisa Filomena |Andrea Francolino | Nunzio Fucci | Giovanni Gaggia | Claudia Giannuli | Eva Hide | Andi Kacziba  |Jasmine Pignatelli | Cosimo Terlizzi | Nicola Vinci | Virginia Zanetti | Claudio Zorzi | Emiliano Zucchini

http://prossimamentearte.wixsite.com/kino


 [TRAFFICO]

 [TRAFFICO] | 2020 | Manifesto  su carta blue Back fustellata – 130 gr | cm 100×139. Torre del Greco  | NA

Il sottotitolo ed il codice braille fustellato, riportanti la dicitura [TRAFFICO], emergono sul frame di una spiaggia in 16:9, delineandone il contrastante sonoro di sottofondo.

L’opera | manifesto è una riflessione sui limiti della settima arte, che evidenzia il disagio dei ciechi e dei sordi innanzi alle odierne proiezioni cinematografiche sprovviste di ausili tecnologici seppur esistenti.

“Traffico” è il manifesto di un film ideale, capace di comunicare universalmente.


[TRAFFICO]

 

Maurizio Di Feo | [TRAFFICO] | 2020 | Manifesto stampato su carta blue Back fustellata – 130 gr | cm 100×139. Torre del Greco  | NA

COMBINAZIONI ARTE URBANA. INCONSAPEVOLI INSTALLAZIONI | MILANO 2017 – 2020

STREET ART E INSTALLAZIONI URBANE

È un cumulo di rifiuti ordinati, intrinseco di bellezza, che parla di noi. Non si vuole porre l’attenzione sullo smaltimento urbano, bensì è un invito a riflettere su uno stile di vita consapevole.  La combinazione urbana non è l’opera d’arte finale, bensì il modello per lo scatto fotografico finale non soggetto alla manipolazione di terzi.

MAURIZIO-DI-FEO-ARTE-CONTEMPORANEA

COMBINAZIONI URBANE MILANO 2017 | 2020 | Serie formata da 43 stampe digitali inchiostrate | 21 x 29,7 cm 

Dai rifiuti possiamo dedurre le abitudini degli uomini. Gli scarti si differenziano da uomo a uomo e da popolo in popolo, deducendone il ceto sociale e l’approccio esistenziale. 

Da un punto di vista comportamentale si può notare come l’uomo abbia bisogno del controllo per non degradarsi in condotte istintive e disordinate. Osservando un’isola di raccolta indifferenziata, si nota il caos nell’accatastamento. Questo avviene quando non c’è un controllo reale sull’individuo consumatore. Nel momento in cui lo stesso soggetto ripone i rifiuti al di fuori della propria abitazione, per uno smaltimento richiesto personalmente all’ente comunale, il suo atteggiamento cambia. Ben si nota, in quanto personalmente imputabile, l’ordine nell’accatastare i propri rifiuti, perché da esso dipenderà il giudizio esterno degli operatori e dei concittadini.

Questa è un’espressione dettata dal controllo. Se l’uomo è controllato, s’innesca una sorta di ordine e questi accatastamenti di rifiuti divengono principio di arte concettuale dando forma a casuali istallazioni d’arte urbana.


COMBINAZIONI IN STUDIO . MILANO 2017 | 2019

Arte contemporanea dell'artista Maurizio Di Feo. Combinazione in studio con secchio nero. Milano.

COMBINAZIONI IN STUDIO | MILANO 2017 | 2019 | Serie formata da 15 stampe digitali inchiostrate | 21 x 29,7 cm

Nelle “combinazioni urbane” il rifiuto come opera d’arte assume due variabili.  La prima è quella fotografata nel contesto cittadino, con ammassi casuali che generano installazioni estemporanee e dove l’artificio manipolativo non è contemplato, ma deve essere considerata come opera d’arte casuale e sociale. La seconda metodologia è quella fotografata in studio e iconizzata attraverso la scelta dei rifiuti.